M5s, l’avvocato Borrè sul nuovo ricorso: “Grillo è in conflitto d’interessi, vi spiego cosa rischia ora Di Maio”

“Quando si parla di Movimento 5 Stelle s’immagina un nome, ma non è così: è un’associazione e la nuova associazione, nata sul finire del 2017 rischia di vedersi disconosciuto il diritto di utilizzare il nome ed il simbolo”. Con una conferenza stampa, il Comitato per la difesa dei diritti dell’associazione Movimento 5 stelle costituita nel 2009″, assistita dall’avvocato Lorenzo Borrè, commenta con soddisfazione la prima decisione del Tribunale di Genova – che fa seguito al loro ricorso – che ha accolto la richiesta del comitato stesso e sancito la nomina di un curatore, che rappresenti la prima associazione M5s, quella nata nel 2009, per gestirne gli interessi. La complessa vicenda normativa la spiega l’avvocato Borrè: “Il curatore è stato nominato per ottenere da Beppe Grillo i nomi e dati di tutti gli associati della prima associazione al fine al fine di consentire la ricostruzione di una dinamica democratica, convocando un’assemblea che nomini il nuovo ‘capo politico’ della prima associazione e il secondo obiettivo del curatore – continua Borrè – è quello della tutela del nome chiedendo che venga riconosciuto il legittimo sudo solo in capo all’associazione nata nel 2009 e che ne inibisca l’uso alla terza associazione“. Beppe Grillo figurava come “capo politico“ nella prima associazione, nella seconda – quella nata nel 2012 – come “presidente del consiglio direttivo” e nella terza – nata negli ultimi giorni del 2017 – come “garante“. Per questo lui è in conflitto di interesse e da qui nasce il nostro ricorso” spiega Borrè.

Per il Comitato, presieduto dalla consigliera comunale di Roma, Cristina Grancio “la nuova associazione e il nuovo statuto impediscono alla base di essere incisiva sulla decisioni prese dal vertice M5s” e Borrè spiega le novità ora in vigore nel M5s: “Il nuovo statuto attribuisce al ‘capo politico’ il vaglio dell’opportunità di dare immediata esecuzione al deliberato assembleare (cioè da quanto deciso dagli iscritti). Una decisione già presa può essere sottoposta ad una nuova votazione che deve però avere un quorum superiore a quello con cui è stata adottata la delibera precedente. Questo – continua l’avvocato protagonista di altre battaglie giudiziarie contro i vertici del M5s – non avveniva nella prima associazione, in cui il ‘capo politico’ non doveva far altro che attuare quanto deciso dagli iscritti”. I componenti del Comitato, tutti da molti anni iscritti ed attivi nel M5s e che hanno scelto di restare nella prima associazione lanciata da Beppe Grillo e dunque di non aderire a quella nata da poco affermano: “Il nuovo statuto sconvolge e snatura quanto sancito nell’articolo 4 del ‘non statuto’ e sul quale abbiamo lavorato per anni”. “Il Movimento 5 Stelle è diventato un vero partito politico non è più quel movimento in cui siamo entrati”. E ancora: “Siamo passati da una democrazia diretta dalla base ad una democrazia imposta. Come possiamo pensare di portare una democrazia partecipata nelle istituzioni quando non c’è all’interno del movimento?”

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