Centrali nucleari insicure, il rapporto Greenpeace vuole aprire il dibattito

Il rapporto “Security of nuclear reactors”, rilasciato in 7 copie da Greenpeace alle autorità di sicurezza francesi e belghe, identifica le aree di rischio per le centrali nucleari rispetto a possibili atti criminali. L’aspetto di maggiore preoccupazione evidenziato dal rapporto riguarda le piscine di stoccaggio del combustibile esaurito – le barre già utilizzate per produrre energia – che rappresenta la parte più pericolosa dei rifiuti nucleari e quella di maggiore difficoltà di gestione. Si tratta di piscine che devono essere costantemente raffreddate – le barre irraggiate sono calde – e dunque devono esser mantenute in funzione le pompe di circolazione dell’acqua e garantita la disponibilità di acqua.

Le analisi di sicurezza fatte all’epoca della costruzione degli impianti nucleari sottostimavano il rischio di malfunzionamento e, per questa ragione, le piscine di stoccaggio non sono protette da edifici progettati per confinare eventuali rilasci di radioattività. In una piscina di stoccaggio possono esserci 2 o 3 volte la quantità di barre di combustibile presente nel reattore e, essendo queste barre già “bruciate”, contengono un inventario radioattivo ben superiore a quello presente nel nucleo di un reattore.

Questo tema è emerso con particolare evidenza durante l’incidente di Fukushima nel 2011, quando le piscine di raffreddamento del combustibile esaurito hanno cominciato a rilasciare radioattività a causa della mancanza di corrente alle pompe di circolazione dell’acqua. Le analisi di rilascio di Cesio 137 nel caso di Fukushima hanno dimostrato che un incidente grave alle piscine di stoccaggio può potenzialmente coinvolgere un’area distante fino a 150 km dal sito, con quantità di radioattività superiori a quelle di un incidente a una centrale.

Il rischio di possibili attentati terroristici – dopo l’11 settembre 2011 – è stato invece considerato nella progettazione del reattore EPR a Flamanville – i cui lavori procedono ormai con anni di ritardo e miliardi di costi aggiuntivi – nel quale le piscine del combustibile esausto sono protette da una struttura di contenimento simile a quella del reattore. Ma così non è per tutti le altre centrali nucleari.

L’analisi di Greenpeace, condotta da sette esperti internazionali, ha approfondito sia il tema generale che i dettagli di un gruppo di impianti nucleari: le centrali francesi di Cattenom – dove si è svolta ieri l’azione dimostrativa di otto attivisti – Bugey, Fessenheim e Gravelines, oltre all’impianto di ritrattamento del combustibile nucleare di La Hague, e le centrali belghe di Doel e Thiange.

Il rapporto esplora gli scenari di possibili atti criminali e la realizzabilità concreta di attacchi mirati alle piscine di stoccaggio del combustibile irraggiato. Contenendo analisi di dettaglio sui siti sopracitati, il rapporto integrale è stato consegnato solo alle autorità di sicurezza nucleare e di polizia.

Per quanto il tema sia di ovvia elevata riservatezza, l’obiettivo di Greenpeace è stato quello di aprire un dibattito pubblico su un tema che riguarda la sicurezza di milioni di persone.

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